06/mag/2012

“Chi ha ucciso Lumi Videla” uno sguardo speciale sul Cile della Dittatura di Pinochet

Chi ha ucciso Lumi Videla?
Il golpe di Pinochet,
 la diplomazia italiana
 e i retroscena di un delitto
Emilio Barbarani
Prefazione di Giorgio Galli
Pagine: 312

Il libro di Emilio Barbarani “Chi ha ucciso Lumi Videla” é la storia di un lungo periodo di tensioni e attività all’interno dell’Ambasciata Italiana a Santiago del Cile. La storia inizia nel dicembre 1974, poco più di un anno dal colpo di stato dell'11 settembre 1973, con il quale i militari, con l'appoggio della CIA rovesciano il governo di Salvador Allende, regolarmente eletto con elezioni democratiche nel 1970, e instaurano la dittatura militare di Augusto Pinochet.

E’ un periodo di brutale repressione in vari paesi Sud America, volta a stroncare una coscienza popolare che si stava allora risvegliando, rivendicando il diritto ad una vita decente ed alla partecipazione. Cile, Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay, Uruguay e Peru sono i paesi più noti dove con l'Operazione Condor è stato attuato un vero e proprio genocidio con oltre 70.000 vittime tra uccisi e dispersi. Sistema era volto all'eliminazione fisica di tutti gli oppositori prevalentemente individuati nei simpatizzanti di sinistra e del partito comunista, ma che ha coinvolto intellettuali e persone sospettate di essere simpatizzanti di idee troppo democratiche e progressiste. Il Cile è anche stato il laboratorio della sperimentazione del modello neoliberalista della Scuola di Chicago in una delle forme più estreme, applicato appunto dai Chicago boys, una generazione di intellettuali formatesi a Chicago.

Barbarani porta lo sguardo lucido ed appassionato e illumina la quotidianità del personale diplomatico di quegli anni, sui rapporti tra le istituzioni e racconta quelle storie sconosciute ai più, di azioni e iniziative prese a rischio della propria incolumità. Lo sguardo di un protagonista del periodo in cui la Calle Miguel Claro 1359, (sede dell'Ambasciata Italiana) per molti era l'unico simbolo della speranza, l'ultimo luogo che ancora accoglieva rifugiati, perpetuando una tradizione che fa onore al nostro paese.

Il testo, in uno stile fresco e avvincente, alterna lo sguardo di funzionario all’inizio della carriera diplomatica che si trova di fronte numerose scelte morali gravide di possibili conseguenze e quello di un giovane attratto dalle bellezze locali e dalle affascinanti luci della città più Europea del sud America.

Questo libro per me è stato importante, mi ha consentito di accedere ad un altro tassello di quell’immenso puzzle che è il passato del Cile, necessario per comprendere il presente. Dal 2007 al 2011 mi sono recato spesso in Cile per un progetto di supporto ai diritti Indigeni Mapuche ed allo sviluppo sostenibile ma sopratutto finalizzato a cercare di incanalare, con successi alterni, le tensioni legate alle rivendicazioni dei diritti ancestrali in alcune aree, su un percorso di negoziazione e non di conflitto aperto. Conosco Santiago, anche se non così bene come vorrei, e un poco la storia del paese. Sono entrato negli uffici dell’ambasciata Italiana per i colloqui di rito. Leggere il libro di Barbarani mi ha riportato in luoghi familiari, rafforzato la sensazione di eventi stratificati, di compresenza della storia. Mi ha consentito di accedere a motivazioni, ragioni e complessità che spesso non sono nascoste a chi non è dell'ambiente.

Ma esiste anche un'altra dimensione che rende questo libro di una attualità sconvolgente. L’Italia e l’Europa si trovano di fronte ad una vera ondata di richieste di asilo politico, provenienti questa volta da un continente molto più vicino. Oggi le persone invece di rifugiarsi in ambasciata, arrivano direttamente sul nostro territorio, fuggendo da paesi dove imperano regimi totalitari e violenti o dove i conflitti tra le parti ricadono duramente sui civili.

Le scelte che Barbarani e il console si sono trovati a dover fare quotidianamente, i loro dilemmi, le loro decisioni, rappresentano le scelte che la politica oggi si trova ad affrontare, i dubbi, le incertezze e le argomentazioni sono quelli che dovrebbero far riflettere noi tutti.

Sto lavorando ad una ricerca sull’accoglienza dei Rifugiati dell' Emergenza Nord Africa in Toscana, per intenderci quelli arrivati dalla Libia, classificati ‘lo Tsunami’ dei rifugiati. Questo lavoro mi sta obbligando a confrontarmi con storie di ordinaria follia, rendermi conto di quanto sia importante e urgente mettere a punto un sistema di accoglienza e di gestione dei rifugiati serio ed efficiente, di uscire dall’emergenza creata artificialmente e di tenere in conto delle esigenze di queste persone che spesso sono vittime di forze più grandi di loro.

Consiglio la lettura caldamente a tutti, anche e sopratutto a chi non ha simpatie per i movimenti di sinistra, dato che le scelte dei protagonisti non sono dettate da una ideologia, ma da una profonda e solida umanità. Umanità che dovrebbe essere SEMPRE alla base delle scelte per non correre il rischio di essere responsabili della morte di centinaia o migliaia di persone. Veri e propri genocidi, commessi in funzione di ideologie, di religioni, del guadagno o peggio ancora dell’indifferenza, che per qualcuno ha marcato la differenza.

Quello che ci troviamo di fronte in molte situazioni del continente Africano è un 'Cile' all’ennesima potenza, dove a commettere atrocità non è solo la DINA, ma chiunque abbia un arma. Per molti la speranza è ancora la “calle Miguel Claro 1359” ma il muro da saltare è largo decine di miglia marine e il rischio di “beccarsi una palla in testa” forse non è il peggiore che corrono.

Un pensiero speciale per le donne le quali, oltre ai rischi che corrono i loro compagni di sventura maschi, si devono difendere dalle attenzioni sessuali dei nemici, degli amici e di molti degli uomini con i quali vengono in contatto prima, durante e dopo l’arrivo sul territorio Italiano.

16/nov/2011

Una causa contro Monsanto

 AGRICOLTURA
Una causa contro Monsanto
Paola Desai, il Manifesto  2011.11.12
http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20111112/manip2pg/14/manip2pz/313238/ 

Questo articolo è come una ventata di aria fresca. Auguro al contadino di riuscire nella sua lotta.  Il punto non è essere pro o contro il transgenico, ma che i diritti siano equilibrati. Perchè la Monsanto può intentare cause ai coltivatori e poi sta agli imputati l'onere di provare che la contaminazione è stata "non intenzionale"? Mentre gli utilizzatori di semi  Monsanto possono contaminare i prodotti biologici del vicino distruggendogli il raccolto (ricordiamo che i prodotti biologici sono sottoposti a protocolli abbastanza ristretti) senza nessuna conseguenza?
Chi fa coltivazione biologica investe sul futuro a basso impatto energetico, e lo dichiara, mi sembra giusto che chi utilizza sementi transgeniche vada avanti con la sua scelta, dichiari cosa fa e competa sul mercato con i propri prodotti e con le conseguenze delle proprie azioni.
Ancora non è definitivamente provato che le sementi transgeniche non siano pericolose, cosa che non credo sarà possibile. Ma una cosa certa c'è: l'energia necessaria alle coltivazioni transgeniche è enorme: laboratori di genetica, concimi chimici, trasporto sementi, immagazzinamento ecc.
Le coltivazioni biologiche esistono da sempre, e oggi devono lottare per sopravvivere... mi sembra assurdo.



08/nov/2011

Internet sulla Tv: l'uovo di colombo.

Da tempo volevo collegare un computer alla televisione. L'idea era di poter mostrare le foto senza complicati trasferimenti, mostrare i video, ascoltare musica, ma sopratutto vedere il telegiornale che preferisco quando voglio, utilizzando i podcast.
Un po per pigrizia (dopo 25 anni di assemblaggi di vari computer lo scatolone di residuati è ben fornito) un po per mancanza di tempo l'idea è sempre rimasta nel cassetto.
Poi un evento esterno porta nella casa un mini PC, e finalmente tutti vengono messi d'accordo: tempo, estetica e televisore: ora abbiamo internet sulla televisione e si è aperto un nuovo universo.
Con un semplice tasto è possibile passare dai palinsesti alla navigazione, a volte ho la sensazione di avere il potere di oscurare le bruttezze della televisione. In contenuti di internet sono passati dallo schermo del 'personal' computer allo spazio tradizionalmente collettivo della televisione, dove possiamo possiamo sederci e condividere i contenuti non solo attraverso i soci network. Nascono discussioni, confronti, riflessioni. Il potere di scegliere se guardare un bel filmato su Vimeo, seguire alcune notizie su Youtube o sui giornali, parlare del blog di un amico.
Il tempo che veniva occupato dalla televisione unidirezionale viene progressivamente eroso da uno spazio interattivo.
So che non è niente di nuovo, tanti hanno teorizzato su questo e io stesso ne parlo dai primordi del web. Ma tra il dire e il fare …. c'è il piacere di premere un tasto e far esondare nello spazio ipno-sedativo della TV classica l'adrenalina del web.

25/mag/2010

Caffè, fliera corta, energia, risparmio, memoria e le 'ragioni' dell'acquisto.

Il caffè! Passo davanti a una torrefazione da anni, eppure non mi sono mai fermato a comprare il caffè nel negozio.  Il caffè è oggi un bene da supermercato, forse perchè esotico o forse chissà perchè.
In verità la mia infanzia non è costellata da supermercati.  Si, certo, sono nato prima di internet e dei telefoni cellulari, oramai è passato quasi mezzo secolo, e per il ventenne che ero oggi sono un 'vecchio', o matusa o come si dice oggi, dato che i termini devono sempre cambiare per poter dire la stessa cosa.
E non pesate che sto 'criticando' il cambio dei termini.  Quando gli adolescenti smetteranno di usare termini incomprensibili o comunque nuovi sarà il momento di iniziare a preoccuparci: se gli adolescenti sono uguali agli adulti i casi sono due: o gli adulti non hanno mai superato l'adolescenza, o il mondo si è fermato e fatemi scendere....
Ma ritorniamo al caffè. Mentre pensavo alla mia infanzia e poi adolescenza, mi sono venute in mente altre due torrefazioni davanti alle quali passavo con regolarità. E' il profumo che segnalava il punto sulla mappa, il clic della georeferenziazione. Una prima del ponte di Monte S.Quirico, e l'altra alla fine di Borgo Giannotti, dove c'erano le poste, Bei & Nannini. Tra l'altro uno dei primi lavori da contabile di mio padre era stato proprio li alla Bei 6 nannini. Quella di borgo Giannotti non c'è più sicuramente ( o forse si? interessante, basterebbe un clic ma sto lavorando sulla memoria, per cui resta in sospeso), e forse quella prima del ponte si è spostata ed è quella in cui sono andato oggi.
Bello... l'antropologia di casa mia, la memoria e la storia orale che sto cercando di salvare in varie parti del mondo in questo momento è anche la mia.  Storia orale esiste solo in quanto raccontata, bene effimero e inesistente prima dell'evento, A cosa serve? Mi sono posto la domanda molte volte.  A me piace ricordare. E a noi che ce ne frega? direte voi che leggete. A molti niente, quindi passate ad altra pagina!

Ritorniamo al caffè. Oggi ho deciso di fermarmi.  In verità lo avevo fatto anche qualche anno fa, ma poi non ho ripetuto. Il caffè alla torrefazione cosata 12 - 14 euro al Kg, mentre il Kimbo che usiamo molto meno (credo attorno ai 7 - 7,50, offerte ecluse) per cui, visto che siamo entrambi impegnati nel settore culturale e poveri, non possiamo permettercelo. Ma è questa la ragione per cui avevo lasciato perdere.
Ma quali sono le motivazioni dell'acquisto? Compriamo il caffè Kimbo perchè è il più buono e perchè costa poco oppure ci sono altre motivazioni?
Kombo è il caffè dell'infanzia di mia moglie. Lei è di Napoli, e quindi è una parte di lei acquistare un rpodotto che viene dalal sua città.  Il gusto si forma dall'infanzia, quindi l'abitudine e l'apprendimento hanno un importanza forte, ma anche il legame con la propria terra lontana. 
Allora non è il prezzo, ma molto altro.
Per me che significa comprare il caffè Giurlani macinato davanti a me nel negozio a poca distanza da casa mia è filiera corta, è essere collegato con il territorio. E' energia, unità di misura che può veramente fare la differenza. Quanta energia ci vuole perchè la confezione del caffè Kimbo arrivi a casa mia e quanta per il caffè Giurlani?.  La differenza in questo caso credo che sia minima, il caffè viene in ogni caso da molto lontano.
Poi ci sono icosti: la differenza è di 4,50 € al kg, per la miscela da prezzo medio. 

tiriamo le fila:
Che le emozioni nelle nostre scelte 'razionali' siano il fattore fondamentale è indubbio. Quindi partiamo da queste.
Dato che siamo emozione e ragione, abbiamo due emisferi per questo (crf. , con Jill Bolte Taylor's stroke of insight, sottotitoli in Italiano), al di la di riflessioni su nirvana o modi migliori, dobbiamo dare spazio ad entrambi gli emisferi. Il denaro è una unità di misura, non qualcosa che ha un valore in se. E come unità di misura si basa su 'valori' colettivi, ma non certo oggettivi. 5 € non sono la stessa cosa per tutti, come un qualunque testo non ha lo stess osignificato per ogni persona. Ci sono almeno 3 elementi che contribuiscono al significato: testo (i 5 €) contesto (ciò che è condiviso collettivamente, che ha un significato condiviso) e circostanza: il nostro portato personale, emotivo e materiale, la nostra individualità. Il 'valore' dei 5 € cambiano, se abbiamo appena riscosso, se guadagnamo 2.000 euro al mese o 500, se in quel momento abbiamo molta voglia di quello che scambiamo con i 5 euro. 
L'energia incorporata in un oggetto, bene o servizio è invece una unità che possiamo determianare con una certa precisione, anche se non è detto che possa essere fatto con facilità. Per energia incorporata intendo tutta l'energia necessaria per produrre o generare, trasportare e acquisire quell'oggetto.  include l'energia necessaria per costruire i macchinari necessari, la conservazione ecc. ecc. 
Possiamo avere pochissima energia incorporata per la produzione (fagioli coltivati nel campo dietro casa utilizzando la compost, vanga e pala) ma poi caricare 100 kg di questi fagioli su di un furgone e portarli da Arezzo a Milano per venderli.... ma vicino a Milano i fagioli non crescono? E' il paradosso dell'acqua: a Mossa ho trovato l'acqua dell Fonte Azzurrina prodotta nel Parco delle Alpi Apuane, mentre qua ci beviamo la Levissima che viene dalla Valtellina! (lasciamo perdere al momento il discorso sulle acque minerali, vedi RAI3, Report: L'Acqua alla Gola e L'Acqua Minerale in Italia).

Conclusione: il punto non è se continuiamo a comprare il Kimbo o il caffè Giurlani, le motivazioni stanno nella storia personale e in quello che crediamo, ma nelle mille altre scelte economiche e politiche, nella perversione del sistema economico che osservando il solo indicatore 'denaro' trascura effetti collaterali immensi (nel caso dell'acqua inquinamento da trasporto,  bottiglie da riciclare ecc. ecc.). se accanto al prezzo al Kg, mettessimo i Kw necessari, avremmo un'altra unità di misura che va oltre l'ideologia a volte dannosa di un ecologismo cieco.

21/mag/2010

Da Hegel all'apocalisse passando per wikipedia: le magie dell'ipertesto

Da molto tempo mi ripropongo di capire Hegel. E' strano che un laureato in Filosofia possa non conoscere ,almeno a grandi linee, il pensiero di Hegel. Ma quando stavo preparando l'esame di filosofia contemporanea (che comunque tanto contemporanea non era, ma affrontava le problematiche di fondazione partendo da Descartes sino a Husserl) Hegel proporio non lo capivo.  Bé diciamolo chiaro, nel 1995 quando a  29 anni inizai a studiare Filosofia indirizzo Etnoantropologico, la filosofia era una pratica da autodidatta: tante riflessioni da bar e un gran casino nella testa.  La filosofia come scienza del porre domande e cercare risposte mi era completamente sconosciuta, come sconosciuto era il su linguaggio, così simile a quello quotidiano ma così differente nei significati. Ho passato il primo anno con la Gazantina di Filosofia a destra e il vocabolario a sinistra.  Nel mezzo questi testi da decifrare a parola per parola come fossero antichi codici di linguaggio sconosciuto e, come Indiana Jones, sempre in pericolo di cadere in una trappola del: 'ma io pensavo che volesse dire'...  

Ritorniamo a Hegel:  alla fine in una discussione qualche giorno fa viene fuori Hegel e quindi decido che forse è l'ora di capire cosa abbia da dire. Credo che comprendere un filosofo sia legato agli stadi di trasformazione dell'individuo.  Quando qualcosa non entra significa che ancora la struttura emotivo.mentale non è pronta. Non vorrei entrare nella discussione degli stati evolutivi e quindi se uno comprende Kant ma non Husserl allora è a uno stadio inferiore: non preoccupiamoci della scal, e vediamo le varie riflessioni come una cassetta degli attrezzi a cui attingere per affrontare la propria.  

Parto da Filosofi e Filosofie nella Storia , Vol. 3, Abbagnano Fornero, il classico testo liceale di filosofia dei "miei  tempi". Intuisco alcune cose, e paso a Wikipedia, Pensiero di Hegel giusto per dare un'occhiata.  Mi colpisce il grafico (mi piacciono gli schemi a blocchi, dopo tutto sino a 256anni! di professione ho fatto il tecnico elettronico) e mi piace l'ipertesto (suona un po antiquato vero? ma quando sono nato io non esisteva internet e quando discutevamo dell'ipertesto eravamo ai primordi della diffusione di massa)  dove clicco sulla parola e si apre un nuovo universo, come quello che ricostruivo faticosamente nel 1995 tra testo, garzantina e vocabolario. Religione Rivelata,e parte il trip !
"Quanto al modo, tradizionalmente la rivelazione può essere fatta da Dio usando qualsiasi mezzo o modo, tra cui:
viaggio in cielo o negli inferi del veggente, tipico dei testi chiamati "apocalisse" (traslitterazione del termine greco indicante appunto rivelazione,
Alla settima riga mi imbatto in apocalisse, ma cosa vuol dire? Nella testa associo il suono apocalisse a fine del mondo. In termini più precisi nella mia rete semantica, il termine apocalisse attiva reti di significati legati a scenari appunto 'apocalittici': scheletri a cavallo, lava, asteroidi enormi, malattie ecc. ecc. Fantascienza classica, La strada di Mc Carthy... ma con mia grande sorpresa apocalisse significa 
"un gettar via ciò che copre, un togliere il velo, letteralmente scoperta o rivelazione. "
La parola apocalisse deriva dal greco ἀποκάλυψις (apokalypsis), composto di apó ("separazione", usato come prefissoide anche in apostrofo, apogeo, apostasia) e kalýptein ("nascosto", come in Calipso)
Mizzega.... si, se ci penso un attimo arrivo a comprendere che la 'fine del mondo' possa essere una 'apocalisse', ma quando penso a 'togliere il velo', 'scoperta' e 'rivelazione' prima di arrivare a un pensiero negativo tipo 'morte' devo fare un bel po di strada.  Le prime immagini che mi vengono se penso alle tre parole sopra, sono entusiasmo, eccitazione, meraviglia, stupore... poi si può passare dai significati sessuali... e pooooi alla fine, dopo una montagna di piacere... si, è vero,  'togliere il velo' può essere anche la fine, distruzione del presente, della propria realtà, dolore e distruzione, e si, anche la morte ma quella dei tarocchi. 

Ma dove siamo? CI siamo persi? No, è un percorso di concetti che associati e messi in fila diventano un pensiero, come le perline di una collana, che sparsi sul tavolo sono un insieme informe, ma quando prendiamo l'ago della scrittura, le infiliamo nella sequenza e creiamo una collana. Se non ci piace possiamo sempre infilarla in un altro modo.

Ed Hegel? Dove si è perso? Mi sono fatto un bel giro trasversale. Non so se riuscirò a capire Hegel, ma ho capito che l'apocalisse, per il significato originale in greco e per me non vuol dire qualcosa di negativo, ma un figata, na botta de adrenalina che ti squassa, l'andare oltre, il comprendere.
e forse è questa la fine del mondo che ci aspetta: smettere di farsi fregare da qualcuno che ha tutto l'interesse di seminare paura e finalmente attraversare la strada (guardando prima a destra e poi a sinistra sinistra - alla rovescia se siete in Inghilterra o in altro paese dove si guida a sinistra) e andare a vedere che cavolo c'è nel campo di fronte a casa! 

E Hegel? Cavolo il pensiero catena è questo, parti per la tangente e ti trovi in un altro posto.